04.06.05

I PROBLEMI DEL LAVORO

di ENRICO BELLAVIA
[da la Repubblica di Sabato 4 giugno 2005]

Inchiesta sul sommerso nel mondo delle imprese a caccia di evasori fiscali
Controlli dal bar in viale Strasburgo alla jeanseria vicino al Palazzo di giustizia.

C´era la quindicenne di Partinico che aveva mollato gli studi per un salario da fame. Le davano 250 euro al mese per stare 8 ore in piedi, tirando fuori magliette dagli scaffali, ripiegarle e ricominciare daccapo al cliente successivo.

C´era l´egiziano maturo senza permesso di soggiorno che per meno di 500 euro al mese, di ore in piedi, al bancone di un bar di viale Strasburgo, ne trascorreva 9. C´erano le 12 ragazze di un´affollata jeanseria a due passi dal palazzo di Giustizia che per lo stesso ingaggio dell´extracomunitario volavano da uno stand all´altro, da un camerino all´altro, e quando era necessario si presentavano al lavoro anche alla domenica.


--------------------------------------------------------------------------------

Storie di lavoro nero, nella galassia del sommerso. Storie venute fuori da una indagine a campione della Guardia di finanza. È stato sufficiente un raid mirato, 130 controlli in altrettanti negozi e locali pubblici e in una fabbrica, per far venire fuori 70 irregolarità. In cima alla lista commessi e banconisti sconosciuti alla previdenza, inesistenti per le assicurazioni, sottopagati e sfruttati.

In qualche caso costretti a firmare buste paga fasulle. Con compensi di gran lunga inferiori al reale. O con stipendi pagati per metà con la copertura contributiva e per l´altra metà rigorosamente in contanti e sottobanco.
Prendere o lasciare. Per un lavoratore che si ribella, dieci tacciono e soggiacciono. Alla fine del primo giro delle Fiamme gialle i conti sono da brivido. Su 300 lavoratori controllati, 220 erano in nero: il 73 per cento. Più del doppio della stima prudente degli enti di ricerca che piazzano di poco sotto al 30 per cento la quota di lavoro nero in Sicilia e a Palermo. Ben oltre anche le pessimistiche previsioni del sindacato attestato, sulla scorta dei dati di esperienza, mai al di sotto del 40 per cento.

In via Alcide de Gasperi in nero erano tutti e 7 i banconisti di un bar e il pasticciere. Nel negozio di scarpe in viale Strasburgo in regola erano solo 2 delle 8 commesse. Nel grande magazzino di viale Regione sei impiegati, nessuno in regola. Lo stesso in un centro estetica di via Sciuti, o in un pub di via Spedalieri dove si alternavano tra i tavoli in 9. In via Bonanno, locale alla moda, gli aperitivi li servivano in 6, ma solo uno prendeva uno stipendio degno di quel nome. In un solo caso l´attenzione della Guardia di finanza si è spostata su un deposito. Era un magazzino di confezioni destinate ai mercatini rionali. Anche qui lavoratori in nero e verbali a raffica.

Quel che viene fuori dall´indagine è infatti il far west del commercio. Il regno dell´illegalità diffusa. Dove le commesse, la stragrande maggioranza dei 220 lavoratori fantasma conoscono il turn over dei ribelli e gli alterni capricci del padrone. Giovani, giovanissime, anche minorenni, alla prima o alla seconda esperienza, con alle spalle anche due o tre anni di lavoro.

Tremavano come foglie alla vista della Finanza. Provavano a fuggire. Tre le hanno scoperte in bagno. Dove le aveva mandate con tono imperioso il proprietario di un negozio di calzature. «Siamo qui, in prova, da qualche giorno», hanno recitato in coro. La messinscena è durata poco. I loro nomi con tanto di stipendi: 750 euro al mese, la veterana del gruppetto, 500 le altre, erano incolonnati su un registro anonimo con la contabilità reale dell´azienda. Quattro luci, elegante, clientela facoltosa e fatturati sostenuti.

Non si sono mossi alla cieca i finanzieri. Una mappa dell´esistente, un campione significativo, alcune informazioni incrociate e una messe di notizie arrivate al 117. Segnalazioni precise, ma anche sfoghi di commesse decise a vuotare il sacco e liberarsi di soprusi e angherie. Per sette giorni, gli uomini del comando provinciale di Palermo sono piombati a sorpresa negli esercizi della città e dei maggiori centri della provincia: Bagheria, Carini, Termini Imerese, Partinico. A ogni controllo un sospetto. Per ogni dubbio un verbale.

L´obiettivo era controllare la condizione dei lavoratori. Ma il «nero» si porta appresso una gran quantità di altro. A cominciare dagli acquisti non fatturati e dalle vendite non annotate. Soldi che creano provviste, soldi che non figurano. Rischiano una quantità imprevedibile di guai anche per questo i commercianti finiti nella rete dei controlli. C´è l´evasione contributiva, ci sono le multe e ci sono le verifiche fiscali. Quelle procedono, con i libri di cassa passati adesso ai raggi x.