Curzio Maltese ricorda bene, di ricordarci, di una parabola perfetta del berlusconismo, quella del mostro bavoso. Ecco che una mattina, l’ometto di Arcore, dice che è attaccato dall’opposizione con mille epiteti tra cui quello di mostro bavoso. Nessuno a sinistra ricorda quell’insulto; ma dopo alcune verifiche si scopre che quell’aggressione verbale è invece stata fatta, da un giornalista che scrive su un suo giornale, all’indirizzo di Romano Prodi, il suo avversario politico.
Nessun giornale di regime o televisione riporta il fatto. Morale, l’insulto dell’insulto continua. La vittima dei ‘cattivi’ avversari ‘comunisti’ è sempre e solo lui.
Se poi si indaga ancora un po’ si scopre che nessuno ha mai pronunciato insulti peggiori del suo attuale alleato Bossi:
Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E' un kaiser in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della politica. Un Peròn della mutua. E' molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia nel mio pollaio [...]
Berlusconi è l'uomo della mafia. E' un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C'è qualche differenza fra noi e Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? […]
Quel brutto mafioso guadagna soldi con l'eroina e la cocaina. Il mafioso di Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L'uomo di Cosa Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano.
…tutte dichiarazioni documentate e tratte da agenzie e quotidiani diversi, negli anni che vanno dal marzo-aprile 1994, all’ottobre del 1999.
Di tutto questo però è bene tacere, poiché la campagna elettorale è iniziata, ed è meglio che la verità non si sappia.
Volete mettere la devolution delle parolacce? Un ‘buffone’ dal ‘basso’ costa 500 euro...un ‘mostro bavoso’ quanto costerà? A loro naturalmente niente; queste cose, a loro, li fanno solo guadagnare.
di red
[da l'Unita.it]
È stato un incontro difficile, atteso da giorni e non per questo meno carico di tensione. E di grande emozione. L’argomento all’ordine del giorno fissato dal direttore Furio Colombo e dal condirettore Antonio Padellaro era uno soltanto: il cambio di direzione dell’Unità. Dopo due mesi di indiscrezioni e trattative alla fine è arrivata una decisione della società editrice: sarà Antonio Padellaro il nuovo direttore dell’Unità e firmerà il suo primo numero il 15 marzo prossimo, mentre Furio Colombo sarà l’editorialista del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Perché?
«Questa è l’unica domanda a cui non posso dare una risposta perché non mi è stato spiegato - ha detto Furio Colombo -. Ancora oggi non so esattamente per quale motivo era necessario cambiare il direttore di questo quotidiano. Ma a conclusione di un periodo di grande incertezza, posso dire che questo è un buon risultato». Colombo ricorda la vicenda del «totonomi» sul suo successore, i silenzi a domande che per ora non trovano risposte e poi ammette: «Non dico, come fanno i politici , che sono sereno. Non sono sereno, anzi sono anche un po’ incavolato, ma detto questo aggiungo che questa è una decisione razionale, ragionevole, giusta perché sarà Antonio a condurre questo giornale. E la sua direzione era una condizione che avevo posto per poter continuare ad avere un rapporto con l’Unità».
Il suo discorso l’ha iniziato ricordando un altro incontro, quello che ha preceduto la riapertura del giornale fondato da Antonio Gramsci e miseramente affondato dai debiti. Dopo quattro anni ci sono una redazione più che raddoppiata e 66mila copie (i dati Audipress parlano di 409mila lettori quotidiani).«Un risultato che è stato possibile raggiungere grazie ad ognuno di noi, al lavoro di questa redazione e di questa direzione». Furio Colombo è emozionato. La redazione anche. Quello che doveva essere un «ciclo naturale con i suoi tempi ha avuto una brusca accelerazione». Federica Fantozzi gli chiede: «Perché hai accettato di fare l’editorialista per l’Unità?». «Avrei potuto per uno scatto d’orgoglio dire “lascio e vado via”, ma - risponde - ho pensato ai lettori, al rapporto speciale che si è creato in questi anni, alle centinaia di lettere che ho ricevuto in questo periodo e allora lo scatto d’orgoglio l’ho avuto decidendo di restare qui». Antonio Padellaro sottolinea: «La prima condizione che ho posto è stata: o resta Furio o ce ne andiamo insieme. La seconda è stata quella di poter continuare il nostro lavoro con il massimo dell’autonomia e la terza di non avere interferenze sulle scelte che spettano, come prevede il contratto, ad un direttore». Antonio Padellaro, prendendo la parola ringrazia anzitutto la Nie, (Nuova iniziativa editoriale) per la nomina: «So - ha detto - che sul mio nome c’è stato il pieno accordo del consiglio di amministrazione». Poi dice: «Spero di non avere soltanto il nome in comune con il fondatore di questo giornale». Sorrisi e tensione spezzata. Aggiunge: «Adesso dobbiamo pensare alla cosa che più ci sta a cuore: il giornale. Basta chiedersi cosa sarà di noi, quale nuova indiscrezione arriverà sul nostro futuro. Dobbiamo pensare a lavorare a un giornale che avrà una sua continuità con il passato ma saprà anche rinnovarsi e offrire novità al lettore, il nostro vero e unico proprietario». Arriverà un nuovo piano giornalistico, annuncia Padellaro, ma l’Unità continuerà ad essere alimentata dallo stesso spirito con cui è nata 4 anni fa, perché «l’Unità di Furio Colombo per noi è un patrimonio». Aggiunge anche: «E pazienza se già da domani alcuni giornali ne diranno di tutti i colori». Ha ragione: Polito e il Riformista sono già al lavoro.
Soddisfazione per l’esito di questa vicenda è stata espressa dal Cdr, che, nei giorni scorsi, in una lettera aperta alla Nie aveva sostenuto che «troncare il rapporto con l’attuale direzione giornalistica sarebbe un errore gravissimo». Enrico Fierro ha ricordato anche le «inaudite pressioni al Cdr dal 22 dicembre ad oggi». Umberto Di Giovannangeli precisa che questo risultato è arrivato anche grazie allo scatto di orgoglio della redazione che ha «difeso con le unghie e con i denti la propria autonomia». Il primo ringraziamento dal mondo della politica a Furio Colombo e l’augurio di buon lavoro a Antonio Padellaro arriva da Antonio Di Pietro: «A titolo personale, e a nome del partito faccio gli auguri di buon lavoro al nuovo direttore Antonio Padellaro, che saprà raccogliere con onore l’eredità di Colombo e, come ha dimostrato in questi anni, proseguire con spirito di servizio per la professione la battaglia per una informazione ed un giornalismo migliori». «Chiunque abbia a cuore le sorti della libertà dell'informazione non può che ringraziare Furio Colombo per quanto ha fatto e per quanto continuerà a fare a tutela delle libertà individuali e collettive»: scrivono Federico Orlando e Giuseppe Giulietti, rispettivamente presidente e portavoce dell'associazione Articolo 21. «Non abbiamo dubbio alcuno che Antonio Padellaro e l'intera redazione proseguiranno questo comune cammino».
Prima del cda di lunedì le redazioni de l'Unità di Roma, Milano, Firenze e Bologna si erano riunite e avevano discusso e votato quasi all'unanimità una Lettera aperta ai soci della Nie.